A scuola con una singolare ballata: da Villon a De André

novembre 28, 2009

Si puo’ insegnare italiano in un liceo anche iniziando a cantare, davanti a studenti ammutoliti e magicamente assorti, le prime strofe della Ballata degli impiccati di Fabrizio de André…
Lo “spunto” è offerto dal libro di testo, che riporta in breve la biografia di un autore francese del Quattrocento, Francois Villon, con un passo antologico tratto dal suo capolavoro: il Testamento. Dal testo di letteratura alla musica del cantautore amato dalla prof ma conosciuto anche dai ragazzi…il passo è breve, anche se “inusuale”!
Tutti morimmo a stento
ingoiando l’ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce.
L’urlo travolse il sole
l’aria divenne stretta
cristalli di parole
l’ultima bestemmia detta.
…………
Il tema degli emarginati “riemerge” in un mattino di settembre, sul ritmo lento e asciutto di una canzone di de andré, con un raggio di sole che filtra dalla finestra. Chi l’ha detto che la scuola è lontana dalla vita?
Villon, un poeta e soprattutto un uomo, lontano dall’aristocratica “elevatezza” dei poeti cortesi, condannato a morte per un delitto commesso per un fatidico incidente con un prete, la prigione, le miserie, i vizi, gli amori, i piaceri, la disperazione. E la compassione per la miseria dei derelitti e dei delinquenti che hanno condiviso il suo destino, offre un terreno vivo di confronto con le tematiche del nostro De André, ci spinge a “ficcar lo viso a fondo” nelle miserie e negli errori, nell’atteggiamento degli uomini che credono di essere “salvi” e che giudicano con molta superficialità il male altrui, ergendosi a giudizi severi che mettono su due piatti il Bene e il Male, noncuranti di coloro che “viaggiano in direzione ostinata e contraria”.

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